L’ISLAMOFOBIA È UNA FORMA DI RAZZISMO?

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 Giovedì, 22 Agosto 2013 

Il professore Ramon Grosfoguel, uno dei più influenti pensatori sulla decolonizzazione nel mondo contemporaneo, è professore associato al dipartimento di Studi Etici dell’Universitàdella California, Berkeley. È di fondamentale importanza il suo apporto alla costituzione del progetto di decolonizzazione in tutto il mondo.

In una sua lezione, tenuta il 12 Dicembre 2012 nella sede dell’IHRC,la Commissione dei diritti umani dell’Islam, il professore Grosfoguel ha discusso sull’evoluzione storica del razzismo e sull’islamofobia. L’ascesa del discorso islamico e dell’islamofobia in Europa si è prepotentemente manifestata negli ultimi dieci anni. In questo senso, la lezione è di particolare rilievo dal momento che l’Islamofobia non è comunemente accettata come forma di razzismo. Per esempio, il governo francese si oppone attivamente alla categorizzazione dell’Islamofobia come forma di razzismo sostenendo che il razzismo è una forma di discriminazione basata sul colore. Grosoguel fornisce una coincisa storia sulla comparsa del razzismo al fine di definire più chiaramente la nozione di razzismo, storicamente e non semanticamente.

La questione degli universali astratti eurocentrici: la necessità di storicizzare i sistemi sociali.

Io sono fortemente critico rispetto a queste dichiarazioni universali astratte trans-storiche che rendono il dilagante discutere di ogni cosa un modo con cui minimizzare la responsabilità dell’Occidente”. 

Grosfoguel discute sulla manipolazione dell’Occidente dell’odierna storiografia, asserendo che “l’animalizzazione dell’essere umano è un fenomeno moderno”. Egli sostiene che nella storiografia eurocentrica c’è una tendenza a spiattellare una versione omogeneizzata della storia volta a ridurre ideologicamente la responsabilità dell’Occidente nella formazione della schiavitù moderna su base razziale. 

In Europa, si è soliti rintracciare l’istituzionalizzazione della schiavitù e del razzismo nel passato, minimizzando di convenienza le atrocità dell’azioni europee nella storia. Accusando gli altri, la pretesa dell’innocente storia dei bianchi è plausibilmente sostenuta. Questo risulta particolarmente evidente quando si considera il caso della Palestina. L’islamofobia e la storiografia eurocentrica instillata attraverso l’orientalismo e il sionismo presentano il conflitto in Medio Oriente come un conflitto tra ebrei e musulmani. Questa idea di recente formazione di un conflitto innato tra musulmani ed ebrei è una manipolazione psicologica che legittima la non responsabilità dell’Occidente riguardo a queste problematiche, rendendola infine una problematica trans-storica ed universale. Grosfoguel afferma che in realtà le tensioni tra Palestina ed Israele sono un problema coloniale di natura razziale, manifestatosi con il ruolo dell’Impero Britannico avutonella Dichiarazione di Balfour.

La storia dell’Andalusia: l’inizio del razzismo.

Per identificare l’emergenza del razzismo nel mondo, Grosfoguel inizialmente si focalizza sulla conquista dell’Andalusia nel XV secolo. Egli pone dei parallelismi tra i conquistatori dell’Andalusia e i conquistatori delle Americhe, esaminando le interrelazioni tra i due fenomeni. Quando la monarchia cattolica iniziò il processo di conquista dell’Andalusia, non solo confiscò le terre e annientò l’autorità politica islamica, ma impose un concetto nuovo e del tutto estraneo: “un’identità, una religione, uno stato”. Questo ha immediatamente creato un potere dinamico basato sulla superiorità dell’ideologia europea.

L’autorità politica islamica precedente aveva incoraggiato una molteplicità di identità e il rispetto per molteplici spiritualità. Ebrei e cattolici nei territori islamici avevano diritti e rappresentanza nell’autorità politiche. Tuttavia, la monarchia cattolica impose durante la colonizzazione una logica differente. Grosfoguel descrive la nozione proto-razzista della purezza di sangue introdotta dalla monarchia cattolica. Questa mentalità del colonizzatore si basava sulla genealogia degli antenati, secondo cui chiunque discendesse da genitori ebrei o musulmani non avrebbe avuto sangue puro, a meno che non fosse evangelizzato. Ad ogni modo, Grosfoguel ha voluto chiarire come questo passaggio ancora non costituisse una ideologia pienamente razzista.

Nella sua rivisitazione della storia della Spagna, Grosfoguel analizza lo sviluppo dal protorazzismo al razzismo. Il 12 Ottobre 1492, con il permesso della monarchia spagnola appena unificata, Cristoforo Colombo arrivò a Guanahani (Bahamas). In seguito all’incontro con le popolazioni locali, egli credette che esse non avessero religione. L’immaginazione cristiana di quel tempo sosteneva che chi fosse senza dio non avesse anima. Dunque, si riteneva che la popolazione indigena fosse una specie animale. 
Grosfoguel vuole evidenziare che il razzismo non fu allora concepito secondo il colore della pelle. L’intera popolazione fu classificata come subumana, non sulla base della razza quanto piuttosto sulla base che essa non avesse anima. Questa ideologia portò alla legittimazione della schiavitù, in considerazione del fatto che schiavizzare creature senza anima non era da ritenersi un peccato agli occhi di Dio.

Ciò ha aperto un vasto dibattito in Europa tra il 1492 e il 1552. Nonostante il decreto papale nel 1953 affermasseche “queste popolazioni avevano un’anima, ma un’anima animale”, l’ambiguità circa l’anima di queste popolazioni fu persistente. Nel 1552 c’è stato un vivace dibattito sul colonialismo razziale nella scuola di Salamanca tra Bartolomeo de Las Cases e Juan Gines Sepulveda. Bartolomeo de Las Cases argomentava che sebbene queste popolazioni avessero un’anima, essi erano simili ai bambini. Di conseguenza, eranobarbarici,e necessitavano di essere cristianizzati. Da questo pensiero ha origine il razzismo culturale. Dall’altra parte, Juan Gines de Sepulveda argomentava che queste popolazioni non avessero anima visto che sconoscevano la nozione di proprietà privata, di libero scambio e di commercio, e che dunque essere fossero paragonabili agli animali. Da questo pensiero ha origine il razzismo biologico. Il razzismo biologico e culturale, come entità separate e intrecciate, diventarono ideologie fondamentali dell’imperialismo occidentale per i secoli successivi durante gli Imperi. Il XIX secolo ha visto la secolarizzazione di queste narrative quando l’autorità della conoscenza è passata dalla teologia cristiana al sistema scientifico, non cosi scomparendo del tutto.   

I metodi coloniali ed evangelici usati in Andalusia acquisirono un nuovo significato nelle Americhe, e la nozione di purezza del sangue venne associate all’anima. Questa nozione ridefinì la natura del fenomeno di discriminazione religioso medievale trasformandolo in un discorso razziale. La questione fondamentale si incentrava ora sulla costituzione umana. Pertanto, non si trattava più di una forma di proto-razzismo in termini religiosi, risultante nella conversione, piuttosto quanto un paradigma di disumanizzazione. L’umanità diventa una questione fondamentale alla definizione di ciò che oggi chiamiamo razzismo.  

La rivoluzione epistemologica

Grosfoguel continua esaminando l’importanza della teoria e la portata d’azione della conoscenza in relazione allo sviluppo del razzismo. Si focalizza su ciò che descrive come la “rivoluzione epistemologica” del XVII secolo.

L’emergenza della teoria metafisica di Cartesio, in accordo alla quale “Io penso dunque sono” inaugura una nuova forma di universalismo nell’Occidente, rivendicando la pretesa divina di costituire la prospettiva epistemologica più avanzata. Nessun’altra dottrina religiosa e filosofica dà luogo a questa pretesa idolatra e universalista. 

Chi è colui cui Cartesio si riferisce? Grosfoguel sostiene che deve esistere una sorta di ambiguità nell’epistemologia occidentale affinché appaia infallibile, universale ed oggettiva, caratterizzando tutte le altre strutture della conoscenza come particolari e di conseguenza inferiori. Le scienze moderne eurocentriche sono fondate su questi assunti epistemologici.

Enrique Dussel

Enrique Dussel, un filosofo della liberazione in America Latina, si interroga sulla localizzazione geopolitica, e sulla fonte da cui l“Io Cartesiano” proviene. Grosfoguel ritiene che la rivendicazione di Cartesio provenga dalla mentalità di 150 anni fa, secondo cui “Io conquisto dunque Io sono”. Questa rivendicazione onnipotente alla conoscenza è stata resa possibile nel momento in cui il sistema occidentale ha conquistato il mondo e, in termini di privilegio epistemologico ha messo l’uomo occidentale imperialista al centro. Quindi, dietro alla formula “penso dunque sono” si nasconde la formula “io stermino dunque sono”.

La prova che avvalora questa pretesa allo sterminio giace nelle cinque forme di genocidio:

1.       Popolazioni Indigene d’America

2.       Popolazioni Africane

3.       Musulmani

4.       Ebrei

5.       Genocidio di milioni di donne nel XVI secolo accusate di stregoneria in Europa.

Nel collocare se stesso in una posizione epistemologica privilegiata, secondo l’assunzione di avere una conoscenza superiore alla conoscenza di qualunque altro, l’uomo occidentale ha creato l’universalismo idolatra. Ciò risulta evidente nell’ingiunzione da parte degli Stati a conformarsi alla supremazia della democrazia del XXI secolo, pena la persecuzione. Questa è la retorica della modernità e del genocidio, radicata profondamente nella epistemologia dell’Occidente. Qualunque altro dominio della conoscenza è minimizzato in quanto particolaristico.

Dall’Universalismo al Pluriversalismo.

Grosfoguel propone che la soluzione a questo universalismo idolatra consiste nel cambiare dall’universalismo per il pluriversalismo. Attraverso una molteplicità epistemologica, un nuovo significato universale può essere prodotto. Non può essere un risoluto universalismo ad immagine divina. Non può essere l’imposizione attraverso la persuasione. La soluzione è di passare all’accettazione di molteplici prospettive.

Che cosa è il razzismo?

Grosfoguel sostiene in maniera convinta la definizione di Franz Fanon sul razzismo, secondo cui:

Il razzismo è una struttura di potere istituzionale di superiorità/inferiorità lungo la linea dell’umano”. 

In senso fanoniano, il confine basato sul colore è soltanto una forma di razzismo. Ci sono due categorie che definiscono l’umanità: la zona dell’essere e la zona del non essere. All’interno della zona dell’essere, nonostante l’inevitabile conflitto, si è privilegiati dal punto di vista razziale. Il conflitto è gestito attraverso l’accesso alla legge, i diritti umani e i diritti di genere, il discorso di emancipazione, di uguaglianza, di riconoscimento dei diritti, di autonomia e di libertà, con eccezionali momenti di violenza. Nella zona del non essere, l’umanità non è riconosciuta. La gestione del conflitto è riconosciuto attraverso la continua violenza, l’appropriazione, e l’oppressione. Il razzismo che colloca le persone nella zona del non essere può agire su base del colore, dell’etnia, della religione e della identità nazionale. Grosfoguel argomenta che l’80% della umanità è collocabile in questa classificazione. Questa è la struttura fondamentale del razzismo in Europa. Nell’instituire una gerarchia di superiorità ed inferiorità lungo le line dell’umano, i musulmani sono disumanizzati in quanto esseri selvaggi e violenti. Questo razzismo è trasversale rispetto la religione, la cultura, la razza e la supremazia bianca della conoscenza. Noi stiamo riproducendo lo stessa struttura manifestatasi in Andalusia nel XV secolo secondo il principio del “divide et impera”. Grosfoguel astutamente osserva la storiografia dell’occidente, un’occidente autoreferenziale, che gode del privilegio epistemico al fine di provare che l’Occidente continui a stabilire chi è dentro e chi è fuori la zona dell’essere.

This is an Italian translation of Is Islamophobia a Form of Racism? that Louise summarised from Ramon’s talk

Text: Louise de Menthon

Translation to Italian: Caterina Aiena